Ddl Anticorruzione, i senatori del M5S prima votano a favore ma poi alla Camera, a seguito dei risultati del sondaggio sul blog di Beppe Grillo, i parlamentari decidono di non sostenerlo più nella votazione del primo aprile. Non è un pesce, purtroppo, ma quello che è accaduto veramente.

Il punto su cui mi voglio concentrare è il seguente: un parlamentare è il rappresentante del popolo, e in particolare rappresenta i cittadini che l’hanno votato. E allora perchè i parlamentari cinquestelle, eletti con quasi 8,8 milioni di voti, devono far scegliere a pochi iscritti cosa decidere di fare ogni volta che c’è da prendere una decisione importante? Perchè, come in questi caso, non si prendono la responsabilità (come dovrebbero fare) di compiere una scelta ma la affidano a poco più di 27 mila sostenitori? Qualcosa non va, dal momento che loro devono rappresentare 8 milioni e 800 mila cittadini e lasciano invece scegliere la linea politica a meno di 30 mila di essi. E gli altri 8 milioni e 770 mila? Magari nel momento della votazione online avevano altro da fare, lavoravano o erano in università a studiare, oppure altri non lo sapevano o ancora non potevano collegarsi in rete. Ma in ogni caso, avevano diritto anche loro ad essere rappresentati dai rappresentanti che avevano scelto nel febbraio 2013. La loro scelta l’hanno fatta, ora sta ai parlamentari lavorare e prendere le decisioni, non si può far decidere ad una misera parte di elettorato temi che il partito dovrebbe avere chiari, dal momento che ha presentato un programma.

La democrazia diretta che vorrebbero i pentastellati non si può fare, a meno che ai loro sondaggi non partecipino TUTTI gli elettori del M5S. Ma la cosa, diciamolo chiaramente, è impossibile. Non potrà mai avverarsi con numeri così alti, non siamo più nell’antica Grecia. Questo i parlamentari grillini lo sanno. Allora perchè continuano a demandare le decisioni alla rete? Subito credevo che fosse una causa della loro assoluta inesperienza, ma ora, a distanza di due anni, rimangono due possibilità: o ormai sono succubi della rete e hanno perso la loro indipendenza decisionale, per cui devono accontentare un elettorato che vede questi sondaggi come l’unico esempio di una “vera democrazia” e come una partecipazione attiva dei cittadini, oppure questa modalità è per loro conveniente perchè non solo fanno credere che scelga la base (una base molto piccola rispetto al totale dei simpatizzanti), ma allo stesso tempo rimandano le responsabilità alla base stessa e soprattutto cercano di fare in modo di prendere la decisione che faccia meno male al partito e che quindi abbia un consenso maggiore. Peccato che in Parlamento si dovrebbe guardare al bene di tutti, non solo di un qualche migliaio di attivisti su internet che riesce a partecipare immancabilmente ad ogni votazione online.

I parlamentari del M5S devono decidere se continuare a non avere una linea politica nè un progetto solido su cui basarsi, affidandosi sempre alla sicurezza della rete per non creare malumori interni ed esterni, oppure se prendere delle decisioni che una volta non piaceranno a una parte dell’elettorato e una volta non piaceranno ad un’altra parte, ma almeno saranno coerenti e dimostreranno di fare il loro lavoro e di saper prendere decisioni. Altrimenti ai seggi mettano dei computer ai quali inviano i risultati dei sondaggi e i parlamentari-cittadini, visto che fino a due anni fa odiavano la politica e il Parlamento, tornino a lavorare. Almeno avranno qualche decisione in più da prendere. Autonomamente.

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