Elezioni Argentina: Macri può vincere, ma tutto dipende da Massa

Mauricio Macri

Oggi si vota, per la prima volta, al secondo turno delle elezioni dell’Argentina. La situazione politica è complicata, con i kirchneristi del Fronte per la Vittoria chiamati dalla stampa e conosciuti per consuetudine “peronisti”che supportano Antonio Scioli e si collocano alla sinistra del centro-sinistra, assieme a quello che rimane del Partito Giustizialista (peronista) e cioè della sua corrente di sinistra; il suo sfidante, l’imprenditore che è riuscito nell’impresa di portare i peronisti/kirchneristi al ballottagio, è Mauricio Macri, ed è supportato da Cambiemos, la grande coalizione al cui interno ci sono tre partiti, uno per ogni schieramento: la Coalizione Civica ARI di centro, la Unione Civica Radicale di centro-sinistra e la Proposta Repubblicana di centro-destra che è uno dei prodotti della scissione del Partito Giustizialista nel 2003 durante il suo passaggio dalla destra alla sinistra (dal 1947 al 1973 era stato di centro…). Ma l’uomo decisivo – il peso che determina dove penderà la bilancia – è Sergio Massa, ex capo di gabinetto della Presidente uscente Cristina Kirchner nel suo primo governo e che fa parte del peronismo e del centro-destra, allontanatosi dalla politica della Kirchner e quindi ritenuto più vicino a Macri nel secondo turno, anche debitamente al nome del partito – il Fronte Rinnovatore – che però fa parte del Partito Giustizialista. Il 21% di Massa è fondamentale per la vittoria di oggi, e in base alle indicazioni e alla linea politica può ribaltare il 37% a 34% che già è un risultato straordinario per Macri dopo 12 anni di kirchnerismo e i sondaggi che ne indicavano una ri-conferma al primo turno. Se davvero gli argentini vogliono cambiare, se vogliono rinnovare, Macri può vincere.

Sia Scioli sia Macri provengono da famiglie italiane del sud Italia, il primo è Governatore della Provincia di Buenos Aires al secondo mandato mentre il secondo è stato per due mandati consecutivi e negli stessi anni il Capo del Governo della Città di Buenos Aires. Proprio nella provincia di Buenos Aires, che conta il 38% dei votanti dell’interna Argentina, i kirchneristi hanno incredibilmente perso e questo è un segnale che indica che il kirchnerismo ha perso molto sostegno.

Se poi si va a dare un’occhiata online, spazio diventato ormai fondamentale per la comunicazione politica e dove la gente può informarsi quando vuole e in maniera quasi gratuita, si può notare che Scioli non ha nè un account Facebook nè Twitter e neppure un sito internet, mentre Macri ha un sito progettato bene per una campagna elettorale, con le informazioni essenziali, chiaro, semplice e diretto, e conta 1,8 milioni di followers su Twitter e 2,8 milioni su Facebook, dove sorprendono le centinaia di migliaia di “mi piace” che riceve ogni suo post. Calcolando che l’Argenitna ha 40,5 milioni di abitanti e facendo un paragone con le pagine di politici italiani, europei e internazionali, si può vedere come l’entusiasmo che Macri porta nelle piazze sia giornalmente ampliato e continuato dai molteplici messaggi in rete. Non c’è dubbio che Macri ha strutturato una campagna elettorale online e sui social nettamente migliore e che li padroneggia bene e con costanza, e nel 2015 questo è importante. Sono differenze che possono fare la differenza.

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