Pannella, un coerente rivoluzionario pacifista

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Pannella era uno degli ultimi grandi politici del novecento che ancora lottava, lo faceva “sui marciapiedi” e con quella retorica della Prima Repubblica che ormai si è persa.
Su molte battaglie dei Radicali non ero d’accordo, ma oggettivamente va riconosciuta in lui piena onestà, massima dedizione sia mentale sia fisica alla politica e al prossimo, assoluta coerenza e grande spirito di solidarietà. Era un politico ma non solo. Era anche un attivista, un oratore, un guerriero.
Era diverso. Ma proprio questa sua diversità ha influito nella politica, negli outcome (i risultati, come si dice in politologia), nel pensiero della gente. Ha introdotto l’uso dei referendum per dare voce a tutti, soprattutto ai più deboli, dimenticati dai grandi partiti, in particolare DC e PCI. Per fare questo si è messo in gioco in prima persona ma non semplicemente andando ospite a qualche programma tv, alle tribune politiche o concedendosi ad interviste. Non si è limitato a quello. Ha messo in gioco se stesso come corpo e come fisico, con scioperi della fame e della sete, con arresti, con atti fuori dagli schemi e che facevano sempre notizia, imbavagliato, sempre con cartelli sulle spalle e addosso, vestito da fantasma mentre accusa il regime “di associati per delinquere contro la costituzione”, arrivando addirittura a regalare in diretta tv dell’hashish ad Alda d’Eusanio su Rai2; perchè in questo modo poteva far notizia, e voleva dire far passare il messaggio, comunicare su larga scala, informare, far sapere con queste azioni eversive la posizione dei Radicali, il lancio di un nuovo referendum, il pensiero su un tema oppure un’accusa, un problema, una mancanza di diritti.
Il suo modo di agire in poche parole era disobbedire per far riflettere la società (la polis) su una legge da correggere, per far scoppiare una rivoluzione per abbattere uno Stato che considerava “fuorilegge”.
Come ho detto, non sono un sostenitore di tutte le battaglie e di tutte le proposte dei Radicali, anzi lo criticavo spesso quando iniziava un nuovo sciopero che gli consumava il corpo o quando parlava di alcuni temi sui quali ero contrario, ma ho l’onestà intellettuale per dichiarare che era un onesto provocatore altruista e un coerente rivoluzionario pacifista.
Voglio ricordarlo con una sua frase: “Noi rischiamo di vivere, non di morire. Rischiano di morire coloro i quali restano a casa” (invece di andare a votare i referendum). Ecco sintetizzata la sua vita, una vita spesa fino all’ultimo con dedizione, una vita di battaglie durante le quali si è sempre messo in prima fila. E per quelle battaglie ha martoriato il suo corpo, che ora può riposare in pace.
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