La svendita del M5S all’UE

12832482_1076328605746132_3010027390656466622_n

Venerdì il Parlamento europeo ha posto fine al blocco che aveva imposto per la prima metà della legislatura al Movimento 5 Stelle: l’eurodeputata Laura Ferrara è stata eletta vicepresidente della commissione Giustizia del parlamento europeo. Niente di male, soprattutto in vista ed in conseguenza delle giravolte grilline sull’Europa, passando dall’essere anti-UE ed anti-euro a bramare un’alleanza con i più europeisti di tutti: gli eurofanatici dell’ALDE. La stranezza è che, guarda caso, il giorno prima l’Europarlamento ha revocato l’immunità a Marine Le Pen proprio grazie alla mozione della Ferrara.

Se l’eurodeputata fosse di una altro partito, sarebbe sufficiente per far gridare al complotto Grillo dal suo blog. Invece questa volta la tirata di orecchie arriva dal mio.

Infatti, a inizio legislatura gli altri eurodeputati avevano negato ai colleghi del M5S non solo la possibilità di essere eletti come vicepresidenti dell’Aula, ma anche come presidenti o vice nelle commissioni parlamentari e addirittura fu impedito loro di ottenere anche la guida di una semplice delegazione. Ma si vede che il corteggiamento ai paladini dell’euro e dell’UE e la mossa per cercare di mettere un bastone tra le ruote alla cavalcata della Le Pen in Francia hanno fatto cambiare idea sul loro conto. Almeno se l’elezione o la mozione contro Marine fossero avvenute ad una distanza un pochino maggiore, ci sarebbero stati meno dubbi in merito ad una vera e propria svendita di ideali in cambio di poltrone, della quale peraltro nessun giornalista o analista sembra essersene accorto.

La commissione Giustizia ha, guarda caso, anche il delicato compito di esaminare le richieste di immunità parlamentare presentate dai deputati”, ha ammesso proprio la Ferrara, dimostrando tutto l’acume dei 5 Stelle.

@AlessioErcoli

Annunci

Federalismo, la terza via (tenuta) nascosta per l’UE

Peter Schrank (The Economist)
Peter Schrank (The Economist)

Federico Fubini e Wolfgang Münchau scrivono sul Corriere della Sera l’articolo “Germania, il (non) leader d’Europa” l’8 giugno 2016, il cui paragrafo finale è il seguente

“La direzione dovrebbe essere l’unione politica. Ciò implica che gli italiani (e i francesi, e gli spagnoli) la smettano di parlare con magniloquenza del sogno di un Europa federale e accettino la realtà: la netta perdita di sovranità, o di controllo da parte delle élite locali, che qualunque unione politica implica. A quel punto l’Italia dovrebbe tenere la rotta e mantenere l’impegno anche quando i gruppi d’interesse all’interno del Paese gridano all’ingiustizia e accusano l’«Europa», non appena le loro rendite di posizione vengono sfidate. Se rifiutiamo l’unione politica, con le sue implicazioni reali, l’alternativa immediata è già chiara: una Germania che esercita l’influenza maggiore nell’area euro, che ci piaccia oppure no.”

In poche parole, ritenendo che la Germania non sia il leader dell’area euro, presentandolo come un bene (concordo) perchè finirebbe per distruggere l’euro (non ne sono convinto) e aggiungendo che è essenziale una unione politica (finalmente!), affermano però che questa unione debba accantonare il progetto dell’Europa federalista, ovvero il progetto che era stato pensato all’inizio della creazione dell’UE, e debba altresì togliere nettamente la sovranità agli Stati, che invece sarebbe un punto saldo nel progetto federalista che si era pensato e che man mano si è messo in un angolo. E si vuole far credere che se si rifiuta questa unione politica basata sulla cessione di sovranità dei Paesi e sul menefreghismo verso i gruppi d’interesse dei Paesi stessi, l’alternativa è una Germania leader dell’area euro (che non mi piace).

Io invece sono convinto che serva una unione politica che tenga conto delle differenze tra gli Stati e soprattutto tra le Nazioni e i popoli, che sia recuperato il disegno federale ormai dimenticato e che venga mantenuta la sovranità e il controlla da parte degli Stati. Perchè non si può basare uno Stato – come si vorrebbe che fosse l’UE – solo sull’economia e sulla finanza, quindi solo sulla moneta e sul mercato, ma bisogna creare unità politica basata sulle differenze e sul istituzioni che funzionino davvero ed abbiano poteri veri, bisogna porre delle regole e decidere ad esempio con chiarezza chi e come esercita il potere legislativo, bisogna decidere chi e come prende in mano la politica estera e la sicurezza, l’equilibrio tra gli Stati, la non intromissione in questioni interne e nella politica interna degli Stati, lasciando loro autonomia, e, per dirla alla Kissinger, decidere chi risponde al telefono quando si chiama l’Europa: cioè qual è il governo. Non ci si può arrendere a queste due alternative e regalare la propria sovranità ad istituzioni prive di poteri solo perchè ci infondono la paura che altrimenti la Germania diventerebbe il leader incontrastato dell’area euro. Perchè se la Germania lo diventasse poi davvero (come appare) si prederebbe anche il potere che abbiamo ceduto all’UE sotto forma di sovranità.