Mentre in Italia si da poco spazio alle storiche elezioni catalane di oggi, a Barcellona capita di girare per strada parlando con un amico e trovare la moglie di un candidato che ti spiega perché vogliono l’indipendenza, esponendoti dati per una ventina di minuti.
Sono stato alla chiusura della campagna elettorale venerdì in Avinguda Maria Cristina, ed è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita politica. Non lo dimenticherò mai. Oltre al numero incredibile di persone, ciò che più mi ha colpito è stata la massiccia presenza di giovani con le bandiere dell’indipendenza catalana che facevano cori e cantavano. Per me questa è già una vittoria di Junts pel si. La speranza – loro la chiamano “ilusiòn” – che si vede nelle persone è un qualcosa di magnifico per me. Mi emoziono io, figurarsi i catalani che aspettano questo momento da anni!
Quello che si prova qui, l’aria che si sente – aria di cambiamento e ilusiòn – sono difficilmente descrivibili. Ma basta guardare l’affluenza che aumenta del 7% rispetto al 2012 per capire che qui c’è un sentimento popolare, una forte richiesta di libertà e giustizia che ha portato alle 18 a votare il 63,20% dei catalani.
Stanotte sapremo cosa hanno scelto i catalani: se la maggioranza sarà pro indipendenza si aprirà un incredibile nuovo capitolo in Spagna e in Europa, e questo vento di cambiamento soffierà per tutte le altre Nazioni che vogliono essere libere e indipendenti.
I catalani hanno lottato molto, ora è arrivato il giorno della verità e della svolta.
Comunque è un giorno che passerà alla storia.

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I giovani non vanno a votare perchè la proposta politica è poco seria e chiara

I giovani non vanno a votare perchè la proposta politica è poco seria e chiara
Vedere al Meeting di CL anche ex comunisti, gente vicina alla sinistra e renziani, al netto della curiosità di andare a vedere il Presidente del Consiglio, è la conferma che non ci sono più ideologie, non c’è più politica, non c’è più serietà, i partiti pur di prendere voti si rinnegano giorno dopo giorno, colgono solo ciò che fa comodo, parlano solo di ciò che conviene. La gente va a seguire Renzi per vedere uno show, non ascoltare un discorso intelligente bensì pieno di retorica e battutine, non perché mossa da identificazione nelle sue idee ma per salutarlo e sperare di ricevere un secondo di attenzione, non perché propone egli qualcosa di condivisibile ma perché è simpatico… Poi ci chiediamo perché c’è bassa affluenza e distaccamento dalla politica: perché non c’è politica, c’è solo lo spettacolo imbarazzante e ridicolo di qualche politico-attore che ha rovinato il dibattito politico rispetto alla prima Repubblica. Non che negli anni ’60 e ’70 tutto funzionasse bene, anzi, ma sicuramente il dibattito aveva un altro spessore, i discorsi erano interessanti, gli interventi erano seguiti con passione. Ora invece tutto è finalizzato a ottenere i titoli di giornali e tv, e allora vai di retorica, di promesse fantasiose aggirando i veri problemi, parlando di tutto tranne che di politica, puntando al consenso più che alle proposte.
Un esempio della degenerazione è il M5S, un partito che basa il suo programma politico nell’antipolitica, nel voler mandare a casa tutti per prendere così il potere; un partito che ha un segretario che nessuno conosce, neanche tanti iscritti al Movimento scommetto (mentre il vicesegretario è conosciuto per essere il nipote di Beppe Grillo…). Infatti tutto è gestito, a livello mediatico, da un comico, che è il megafono del partito e se ne guarda bene dal venire candidato per poter così mantenere il suo ruolo di indignato e “sollevatore di masse”. Così si predica la demagogia, si insultano le istituzioni bramando di entrarci, altro che aprirle come una scatoletta di tonno!
Tra tutta questa pochezza, ci sono giovani che devono decidere chi e cosa votare, ma molto spesso o non vanno alle urne o non sanno chi sono i candidati e cosa propongono. Per forza: 2 dei 3 grandi “politici” che stanno tenendo in piedi il dibattito politico sono un comico e un attore mancato, che a volte attaccano e altre volte copiano l’unico che ha delle proposte e che fa politica, Salvini. I due possono essere simpatici o dire delle cose che riscontrano consenso, ma un conto è giocare a spararla più grossa, un altro è pensare a delle soluzioni. L’affluenza aumenterà quando la proposta e il dibattito politici saranno più seri e credibili, ma anche più chiari; altrimenti gli elettori perderanno la bussola e quando saranno delusi anche del voto di protesta dato a Grillo staranno definitivamente a casa e sarà difficile recuperare la credibilità. Un primo rischio è l’inizio del 2017, quando (chi si ricorderà) si accorgerà che Renzi non avrà cancellato IMU e TASI, ma solo cambiato il loro nome o aumentato altre tasse.