Elezioni regionali Francia: tutto previsto, nessuna sorpresa

Marine e Marion Le Pen
Marine e Marion Le Pen

Front National primo, Repubblicani secondi e Socialisti terzi. Tutto previsto, tutto normale, è il risultato aspettato al quale mancava solo l’ufficialità delle urne. Chi credeva (o sperava) in una vittoria dell’UMP o in una ripresa dei socialisti non si ricordava le elezioni europee e le comunali del 2014, oppure era illuso che gli attentati di Parigi e gli appelli all’Europa unita, apparsi in tutti i periodici europei, potessero favorire quel partito socialista in frantumi e che esce malissimo dall’esperienza al governo, con Hollande ai minimi storici di fiducia per un socialista.
Alle elezioni comunali i repubblicani sembravano essere avanti, ma bisogna tenere conto che facevano parte di un’alleanza, come ieri, con l’UDI e altri, così come i socialisti. Invece il FN ha vinto da solo, contro tutti. Anche contro i media, che come sempre si scagliano nei confronti delle destre, con aggettivi quasi ingiuriosi, finendo per descriverli più attraverso e secondo le opinioni e i sentimenti dei giornalisti che non secondo le loro proposte e la loro offerta politica.
Inoltre, credo che i fatti di Parigi non abbiano aiutato la Le Pen (anzi, le Le Pen, considerando la vittoria con percentuali simili di sua nipote Marion, che con 26 anni diventa governatrice della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) bensì consolidato le sue parole, rafforzato le sue dichiarazioni, i suoi messaggi, la sua proposta politica appunto.
Probabilmente nel secondo turno vinceranno i repubblicani, perché i socialisti hanno dichiarato di voler ritirare i loro candidati e Sarkozy di voler allearsi con essi, entrambi con lo scopo di non far vincere quelli che ritengono essere solo estremisti di destra. Con questa nuova strana coalizione di “moderati” di centro-destra e centro-sinistra, tutti assieme basta che non vinca la destra, si assiste al suicidio ideologico e politico di repubblicani e socialisti, che il 13 dicembre vinceranno i ballottaggi ma alle prossime elezioni politiche perderanno l’Eliseo.

Elezioni Argentina: Macri può vincere, ma tutto dipende da Massa

Mauricio Macri

Oggi si vota, per la prima volta, al secondo turno delle elezioni dell’Argentina. La situazione politica è complicata, con i kirchneristi del Fronte per la Vittoria chiamati dalla stampa e conosciuti per consuetudine “peronisti”che supportano Antonio Scioli e si collocano alla sinistra del centro-sinistra, assieme a quello che rimane del Partito Giustizialista (peronista) e cioè della sua corrente di sinistra; il suo sfidante, l’imprenditore che è riuscito nell’impresa di portare i peronisti/kirchneristi al ballottagio, è Mauricio Macri, ed è supportato da Cambiemos, la grande coalizione al cui interno ci sono tre partiti, uno per ogni schieramento: la Coalizione Civica ARI di centro, la Unione Civica Radicale di centro-sinistra e la Proposta Repubblicana di centro-destra che è uno dei prodotti della scissione del Partito Giustizialista nel 2003 durante il suo passaggio dalla destra alla sinistra (dal 1947 al 1973 era stato di centro…). Ma l’uomo decisivo – il peso che determina dove penderà la bilancia – è Sergio Massa, ex capo di gabinetto della Presidente uscente Cristina Kirchner nel suo primo governo e che fa parte del peronismo e del centro-destra, allontanatosi dalla politica della Kirchner e quindi ritenuto più vicino a Macri nel secondo turno, anche debitamente al nome del partito – il Fronte Rinnovatore – che però fa parte del Partito Giustizialista. Il 21% di Massa è fondamentale per la vittoria di oggi, e in base alle indicazioni e alla linea politica può ribaltare il 37% a 34% che già è un risultato straordinario per Macri dopo 12 anni di kirchnerismo e i sondaggi che ne indicavano una ri-conferma al primo turno. Se davvero gli argentini vogliono cambiare, se vogliono rinnovare, Macri può vincere.

Sia Scioli sia Macri provengono da famiglie italiane del sud Italia, il primo è Governatore della Provincia di Buenos Aires al secondo mandato mentre il secondo è stato per due mandati consecutivi e negli stessi anni il Capo del Governo della Città di Buenos Aires. Proprio nella provincia di Buenos Aires, che conta il 38% dei votanti dell’interna Argentina, i kirchneristi hanno incredibilmente perso e questo è un segnale che indica che il kirchnerismo ha perso molto sostegno.

Se poi si va a dare un’occhiata online, spazio diventato ormai fondamentale per la comunicazione politica e dove la gente può informarsi quando vuole e in maniera quasi gratuita, si può notare che Scioli non ha nè un account Facebook nè Twitter e neppure un sito internet, mentre Macri ha un sito progettato bene per una campagna elettorale, con le informazioni essenziali, chiaro, semplice e diretto, e conta 1,8 milioni di followers su Twitter e 2,8 milioni su Facebook, dove sorprendono le centinaia di migliaia di “mi piace” che riceve ogni suo post. Calcolando che l’Argenitna ha 40,5 milioni di abitanti e facendo un paragone con le pagine di politici italiani, europei e internazionali, si può vedere come l’entusiasmo che Macri porta nelle piazze sia giornalmente ampliato e continuato dai molteplici messaggi in rete. Non c’è dubbio che Macri ha strutturato una campagna elettorale online e sui social nettamente migliore e che li padroneggia bene e con costanza, e nel 2015 questo è importante. Sono differenze che possono fare la differenza.

I giovani non vanno a votare perchè la proposta politica è poco seria e chiara

I giovani non vanno a votare perchè la proposta politica è poco seria e chiara
Vedere al Meeting di CL anche ex comunisti, gente vicina alla sinistra e renziani, al netto della curiosità di andare a vedere il Presidente del Consiglio, è la conferma che non ci sono più ideologie, non c’è più politica, non c’è più serietà, i partiti pur di prendere voti si rinnegano giorno dopo giorno, colgono solo ciò che fa comodo, parlano solo di ciò che conviene. La gente va a seguire Renzi per vedere uno show, non ascoltare un discorso intelligente bensì pieno di retorica e battutine, non perché mossa da identificazione nelle sue idee ma per salutarlo e sperare di ricevere un secondo di attenzione, non perché propone egli qualcosa di condivisibile ma perché è simpatico… Poi ci chiediamo perché c’è bassa affluenza e distaccamento dalla politica: perché non c’è politica, c’è solo lo spettacolo imbarazzante e ridicolo di qualche politico-attore che ha rovinato il dibattito politico rispetto alla prima Repubblica. Non che negli anni ’60 e ’70 tutto funzionasse bene, anzi, ma sicuramente il dibattito aveva un altro spessore, i discorsi erano interessanti, gli interventi erano seguiti con passione. Ora invece tutto è finalizzato a ottenere i titoli di giornali e tv, e allora vai di retorica, di promesse fantasiose aggirando i veri problemi, parlando di tutto tranne che di politica, puntando al consenso più che alle proposte.
Un esempio della degenerazione è il M5S, un partito che basa il suo programma politico nell’antipolitica, nel voler mandare a casa tutti per prendere così il potere; un partito che ha un segretario che nessuno conosce, neanche tanti iscritti al Movimento scommetto (mentre il vicesegretario è conosciuto per essere il nipote di Beppe Grillo…). Infatti tutto è gestito, a livello mediatico, da un comico, che è il megafono del partito e se ne guarda bene dal venire candidato per poter così mantenere il suo ruolo di indignato e “sollevatore di masse”. Così si predica la demagogia, si insultano le istituzioni bramando di entrarci, altro che aprirle come una scatoletta di tonno!
Tra tutta questa pochezza, ci sono giovani che devono decidere chi e cosa votare, ma molto spesso o non vanno alle urne o non sanno chi sono i candidati e cosa propongono. Per forza: 2 dei 3 grandi “politici” che stanno tenendo in piedi il dibattito politico sono un comico e un attore mancato, che a volte attaccano e altre volte copiano l’unico che ha delle proposte e che fa politica, Salvini. I due possono essere simpatici o dire delle cose che riscontrano consenso, ma un conto è giocare a spararla più grossa, un altro è pensare a delle soluzioni. L’affluenza aumenterà quando la proposta e il dibattito politici saranno più seri e credibili, ma anche più chiari; altrimenti gli elettori perderanno la bussola e quando saranno delusi anche del voto di protesta dato a Grillo staranno definitivamente a casa e sarà difficile recuperare la credibilità. Un primo rischio è l’inizio del 2017, quando (chi si ricorderà) si accorgerà che Renzi non avrà cancellato IMU e TASI, ma solo cambiato il loro nome o aumentato altre tasse.
Alle elezioni di Aosta boom della Lega Nord, a 3 punti % dal PD

Le elezioni comunali di Aosta hanno dato un chiaro segnale al PD: la Lega Nord ha quintuplicato i voti ed è arrivata a 500 voti dal PD (il 3% in meno). Inoltre, con la coalizione assieme alla lista civica Aosta nel Cuore che vedeva la partecipazione di tanti giovani pieni di entusiasmo e speranze, si è attestata come terza forza dopo la coalizione minestrone assolutamente incoerente formata dall’UV assieme al centralista e anti-autonomista PD e appena dopo (2% in meno) al partito regionale ALPE, in forte calo. È un grande risultato, soprattutto se si considera che la Lega in Valle d’Aosta faceva sempre fatica ad affermarsi in quanto ci sono ben 4 partiti locali molto radicati e che si professano autonomisti. Questa volta però i valdostani hanno iniziato a votare per gli ideali e non per convenienza, dando fiducia a chi non cerca solo potere a tutti i costi, ma rimane coerente e propositivo in base a quella che è la realtà e non la possibilità di prendere qualche poltrona in più. E questo è solo l’inizio, perché gli scandali che hanno colpito gli altri gruppi in Regione e i tagli imposti da quello stesso PD con cui l’UV adesso si allea, rendono chiaro chi fa politica per cercare di migliorare la situazione e per il territorio e chi invece solo per tornaconto personale.

Siamo dunque all’inizio di un cammino che si propone di portare la buona politica e la libertà, la vera autonomia e, perché no, l’indipendenza in Valle d’Aosta. Abbiamo iniziato a lavorare con tanti semplici cittadini che non avevano mai svolto incarichi politici pubblici e i risultati sono stati sorprendenti, tanto che la coalizione che ha vinto ha ottenuto la percentuale più bassa degli ultimi 20 anni, ovvero delle ultime 5 elezioni comunali di Aosta.

Ora vogliamo andare avanti, rafforzarci sempre di più, far capire quali sono le nostre proposte, stare in piazza per la gente e ascoltarla per capire quali sono i problemi e recepire le richieste. Non solo, stiamo anche lavorando per un grande progetto con i giovani del partito, grazie al lavoro di alcuni ragazzi e ragazze eccezionali che ho avuto il piacere di conoscere in questa campagna elettorale.

Ma intanto continuo a lavorare nel biellese e a Biella: sabato dalle 19 alle 23 il Movimento Giovani Padani di Biella organizza una raccolta firme in piazza S. Giovanni Bosco a Biella per proporre la cancellazione della legge Merlin e riaprire così le case chiuse, tassare e legalizzare la prostituzione e prevedere dei controlli sanitari, di modo da toglierle dalle strade e dal racket e farle pagare la tasse e allo stesso tempo rendere tutto più sicuro per tutti. Sarà l’occasione anche per sottolineare la nostra preoccupazione per gli ultimi fatti di violenza nel quartiere Riva e chiedere, ancora una volta, più sorveglianza nella zona.

Comunali Aosta: il mio impegno (ed è solo l’inizio!)

Comunali Aosta: il mio impegno (ed è solo l’inizio!)

Da quando sono arrivato ad Aosta ad ottobre, per frequentare l’Università, ho incominciato a conoscere l’ambiente politico valdostano: vista da Biella, la Regione autonoma Valle d’Aosta – a Statuto speciale – per un leghista è motivo di interesse e anche “invidia”, quindi ero molto motivato a scoprire i vari partiti “autonomisti” e questa realtà che ha dato i natali a Bruno Salvadori, i quali ideali federalisti ispirarono Umberto Bossi. Con il passare del tempo ho visto e capito che l’Union Valdotaine non è più quella di Salvadori e anche gli altri partiti locali stanno purtroppo abbandonando il tema del federalismo.
Ne è un esempio lampante proprio l’UV stessa, che per le elezioni comunali di Aosta del 10 maggio si allea con il PD, cioè il partito italiano più centralista che però ad Aosta si professa incredibilmente autonomista! Non basta: lo stesso PD ha da poco presentato in Parlamento il ddl Morassut – Ranucci, che prevede la cancellazione della Valle d’Aosta e la sua annessione con Piemonte e Liguria (anch’esse cancellate) nella “Regione Alpina”. La frase di Salvini: “Allearsi con il PD è come mettere l’Avis in mano a Dracula” ben sintetizza l’assurda situazione politica aostana. È lampante quindi che questa coalizione sia nata solo per vincere ad Aosta, ma è incredibile vedere come gli interessi di partito abbiano la precedenza e anzi scavalchino le ideologie, e lo è soprattutto in Valle d’Aosta, dove tra la gente c’è un forte spirito indipendentista e di attaccamento al territorio. Inoltre, dopo i recenti scandali che hanno colpito tutti i partiti tranne la Lega Nord (e il M5S), la Lega si propone come l’unico partito credibile e veramente autonomista e federalista in Valle d’Aosta (il M5S non lo è di certo).
Nel giro di pochi mesi la Lega Nord Valle d’Aosta è cresciuta moltissimo, e anche grazie all’avvicinamento di molti giovani interessati alla politica e disgustati dai giochetti degli altri partiti, siamo riusciti, in vista delle elezioni comunali di Aosta, a creare una coalizione assieme alla lista civica Aosta nel Cuore, della quale faccio parte, per provare a cambiare le cose. Tengo molto a dire che siamo l’unica coalizione autonomista e che abbiamo candidato molti giovani, ma soprattutto che nessun candidato di entrambe le liste ha mai svolto incarichi istituzionali precedentemente, neanche Nicoletta Spelgatti e Andrea Manfrin, candidati sindaco e vicesindaco di coalizione.
La visita del segretario Federale Matteo Salvini ad Aosta, avvenuta domenica sera, ha visto una partecipazione incredibile: più di 400 persone, dei quali tanti giovani, con tanto entusiasmo e voglia di cambiare. Salvini ha toccato tutti gli argomenti, ricevendo innumerevoli applausi dal pubblico. Durante la serata è stato anche fatto un riassunto del nostro programma di coalizione, che mira alle proposte realizzabili e non alle facili promesse da campagna elettorale. Come sempre c’è stato un bagno di folla sia al suo arrivo che appena finito il comizio, e la cosa più bella è stata vedere tantissimi ragazzi e ragazze che ho conosciuto da poco chiedermi se potevano fare una foto con Salvini. Così mi sono improvvisato fotografo e per una buona decina di minuti ininterrotti ho immortalato i volti sorridenti di tutte quelle persone che sono venute perché vedono in noi l’unica alternativa e l’unica speranza. Alla fine della serata, mi sono complimentato con Salvini per l’impegno e la passione che ci mette (quel giorno aveva un tour in Lombardia con altri 3 comizi in 3 città diverse!) e gli ho chiesto se potevo fare io, adesso, una foto con lui e la nostra candidata sindaco Spelgatti. Per aver organizzato tutto in sole 36 ore, a causa della fittissima agenda di impegni di Salvini, la serata è stata un successone ed è stata la prova che abbiamo riacceso la voglia di riscatto e la fiducia dei delusi di anni di cattiva politica. Anche in Valle d’Aosta, la Lega Nord è al fianco dei cittadini!