Elezioni CNSU 18-19 maggio

Francesca GUERZONI

Mercoledì 18 e giovedì 19 maggio si svolgeranno le elezioni per il CNSU, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, che ha tra le funzioni formulare pareri e proposte al Ministro dell’istruzione, università e ricerca, può essere sentito dal Ministro su materie di interesse generale per l’università e può rivolgere ad esso quesiti circa fatti o eventi di rilevanza nazionale riguardanti la didattica e la condizione studentesca.
Alessio Ercoli, nella lista Libera-Mente Universitari, dichiara: “Andare a votare per il CNSU è importantissimo, perché si eleggono i rappresentanti degli studenti universitari che possono interfacciarsi e dialogare con il Ministero, per questo invito tutti gli universitari a investire qualche minuto per provare a migliorare il proprio futuro e la propria università e quella degli studenti che ci seguiranno nei prossimi anni. Si voterà mercoledì e giovedì nella sede dell’UniVdA di Località Grand Chemin; capisco che spostarsi da una sede all’altra per molti può essere un ostacolo, ma il voto si svolge in due giorni e dovete tenere presente che gli eletti rimarranno in carica per due anni. Sono l’unico candidato per la Valle d’Aosta, e questo vuol dire che uno studente dell’ateneo valdostano può essere rappresentato al CNSU da una sola lista: Libera-Mente Universitari. Questo è un grande risultato, una grande opportunità che vi prego di non lasciarvi scappare. Sono stato rappresentante del corso di Scienze politiche l’altr’anno, e ho deciso di sostenere ora la candidata Francesca GUERZONI, dello stesso dipartimento in cui è presente la Valle d’Aosta, con la quale mi sento periodicamente e che nel caso venisse eletta porterà le vostre istanze al Ministro e si impegnerà come nessun altro per la nostra università! Credo che nessuno come uno studente dell’ateneo possa capire e sapere le problematiche e le richieste dei colleghi, per questo farò da tramite con la Guerzoni sperando di poter dare un prezioso aiuto a tutti gli studenti dell’UniVdA.
Vi invito quindi ad andare a votare, crociare la lista 1 e scrivere sulla riga a fianco Francesca GUERZONI. Aiutaci a chiedere più meritocrazia, università più vicine al mondo del lavoro e tasse universitarie più basse o quantomeno proporzionate ai servizi! Riprendiamoci il nostro futuro!”.

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Ora in Spagna tutto è possibile

Resultados elecciones Espana 2015

Bienvenidos a Italia” titola un editoriale de El Pais scritto alle 2 (due ore e mezza fa rispetto a quando sto scrivendo anche se dovrei studiare, ma avendo seguito da vicino queste elezioni fino all’ultimo sento la necessità di scrivere ciò che penso). In effetti il quadro politico spagnolo dopo stanotte è molto simile a quello italiano, che si era un po’ perso ma che è tornato nelle elezioni del 2013.

Non so se è segno di maggiore democrazia, sicuramente è segno di più frammentazione e instabilità politica.

A tutti è chiaro che, dopo quasi 40 anni, è finito il bipartitismo in Spagna (nella Repubblica italiana non c’è mai stato, quindi non possiamo paragonare questa sorta di cambio, una specie di “seconda Repubblica spagnola”) ma nessuno sa cosa si farà adesso. Nello stesso articolo citato sopra, si dice che gli spagnoli sono impazienti e che non sopportano di andare a letto senza sapere chi ha vinto (con un paragone che in spagnolo rende meglio che in italiano). Ebbene, stamattina saranno tutti abbastanza sorpresi e, chi segue e sente maggiormente la politica, nervosi.

Il punto è che con questi risultati è impossibile formare le alleanze che, a prescindere da quello che dicevano i leader dei 4 grandi partiti, gli elettori si aspettavano. Il Paese è governabile solo, a mio parere, con due alleanze entrambe molto difficili: PP-PSOE, che formerebbero un governo forte ma sono ideologicamente molto lontani soprattutto dopo questa ultima campagna elettorale senza esclusione di colpi, oppure una sorprendente maxi-alleanza PSOE-Podemos-ERC-DiL, che arriva giusto giusto ai 176 seggi richiesti per avere la maggioranza e potrebbe nascere dopo l’apertura di Iglesias sul concedere un referendum per l’indipendenza alla Catalunya seguito contemporaneamente dalle parole di Mas che lasciavano intendere (ovviamente) una maggiore probabilità di sostegno a Podemos piuttosto che ai partiti centralisti nell’ottica di “non indietreggiare di un millimetro nel processo (indipendentista)”, il tutto in diretta tv. Una sorta di partito della nazione contro una sorta di alleanza per una nuova Nazione, quella catalana. Da sottolineare è che il tema dell’indipendentismo catalano assume un ruolo chiave anche nelle elezioni generali e potrebbe addirittura essere fondamentale per la formazione del governo spagnolo, con PP e Ciudadanos che si vedono fortemente penalizzati a causa delle loro posizioni fortemente anti-indipendentiste. Credo che dia più problemi di quello che si aspettavano.

Queste elezioni non sono la prova che il bipartitismo in Spagna è terminato, ma sono il segnale che con questa legge elettorale e un multipartitismo governare è quasi un’impresa.

Trump Presidente potrebbe porre fine alla Guerra Fredda

 

 

Putin e Trump

Le parole del Presidente russo Putin nel suo lungo discorso di fine anno: “È un uomo fuori dal comune e di talento, senza alcun dubbio… Non spetta a noi giudicarne i pregi, ma è il leader assoluto della corsa presidenziale” a cui fanno seguito quelle di ringraziamento del candidato alla presidenza USA 2017 Trump: “È sempre un grande onore ricevere complimenti da un uomo così rispettato, nel suo Paese e oltre… Ho sempre pensato che la Russia e gli Usa dovrebbe essere in grado di lavorare bene insieme per sconfiggere il terrorismo e portare la pace nel mondo per non parlare del commercio e di tutti gli altri benefici derivanti dal rispetto reciproco” sembrano andare nel verso di una pacificazione dei rapporti tra le due superpotenze mondiali.

Trump sta cercando di ristabilire buoni rapporti con la Russia, attraverso il dialogo e varie aperture, e Putin gradisce: “Come possiamo non dare il benvenuto a ciò? Naturalmente gli diamo il benvenuto”. Con lui Presidente USA sicuramente i rapporti potranno essere più stretti e si potranno raggiungere intese quasi impossibili con un Presidente democratico, sia per quello che ha fatto Obama (ad esempio le sanzioni alla Russia e la conduzione della guerra in Siria) sia per le dichiarazioni di Hillary Clinton (che dovrebbe essere la candidata per i democratici), che ha definito l’operato di Putin in Crimea simile a quello di Hitler nella Seconda Guerra Mondiale.

Dopo anni nei quali non si può dire che le relazioni tra Russia e USA siano state pacifiche e strette, questo sembrerebbe essere un primo passo verso un processo di avvicinamento, che potrebbe finalmente porre davvero fine a una Guerra Fredda nell’ultimo periodo combattuta a suon di dichiarazioni e sanzioni, senza contare alcuni fatti che hanno causato problemi seri di diplomazia e che sono o sembrano essere collegati con gli USA (ad esempio quando sono coinvolti suoi alleati).

Credo che solo la vittoria di un repubblicano possa portare i due Paesi a rapporti molto più vicini di quelli che la storia ci ha tramandato e di quelli che oggi si possano pensare; e tra tutti i candidati, viste le dichiarazioni di colui che considero l’uomo più potente del mondo, Trump risulta essere l’uomo giusto perchè questo processo dalle conseguenze importantissime quanto impensabili possa avvenire.

Elezioni regionali Francia: tutto previsto, nessuna sorpresa

Marine e Marion Le Pen
Marine e Marion Le Pen

Front National primo, Repubblicani secondi e Socialisti terzi. Tutto previsto, tutto normale, è il risultato aspettato al quale mancava solo l’ufficialità delle urne. Chi credeva (o sperava) in una vittoria dell’UMP o in una ripresa dei socialisti non si ricordava le elezioni europee e le comunali del 2014, oppure era illuso che gli attentati di Parigi e gli appelli all’Europa unita, apparsi in tutti i periodici europei, potessero favorire quel partito socialista in frantumi e che esce malissimo dall’esperienza al governo, con Hollande ai minimi storici di fiducia per un socialista.
Alle elezioni comunali i repubblicani sembravano essere avanti, ma bisogna tenere conto che facevano parte di un’alleanza, come ieri, con l’UDI e altri, così come i socialisti. Invece il FN ha vinto da solo, contro tutti. Anche contro i media, che come sempre si scagliano nei confronti delle destre, con aggettivi quasi ingiuriosi, finendo per descriverli più attraverso e secondo le opinioni e i sentimenti dei giornalisti che non secondo le loro proposte e la loro offerta politica.
Inoltre, credo che i fatti di Parigi non abbiano aiutato la Le Pen (anzi, le Le Pen, considerando la vittoria con percentuali simili di sua nipote Marion, che con 26 anni diventa governatrice della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) bensì consolidato le sue parole, rafforzato le sue dichiarazioni, i suoi messaggi, la sua proposta politica appunto.
Probabilmente nel secondo turno vinceranno i repubblicani, perché i socialisti hanno dichiarato di voler ritirare i loro candidati e Sarkozy di voler allearsi con essi, entrambi con lo scopo di non far vincere quelli che ritengono essere solo estremisti di destra. Con questa nuova strana coalizione di “moderati” di centro-destra e centro-sinistra, tutti assieme basta che non vinca la destra, si assiste al suicidio ideologico e politico di repubblicani e socialisti, che il 13 dicembre vinceranno i ballottaggi ma alle prossime elezioni politiche perderanno l’Eliseo.

Elezioni Argentina: Macri può vincere, ma tutto dipende da Massa

Mauricio Macri

Oggi si vota, per la prima volta, al secondo turno delle elezioni dell’Argentina. La situazione politica è complicata, con i kirchneristi del Fronte per la Vittoria chiamati dalla stampa e conosciuti per consuetudine “peronisti”che supportano Antonio Scioli e si collocano alla sinistra del centro-sinistra, assieme a quello che rimane del Partito Giustizialista (peronista) e cioè della sua corrente di sinistra; il suo sfidante, l’imprenditore che è riuscito nell’impresa di portare i peronisti/kirchneristi al ballottagio, è Mauricio Macri, ed è supportato da Cambiemos, la grande coalizione al cui interno ci sono tre partiti, uno per ogni schieramento: la Coalizione Civica ARI di centro, la Unione Civica Radicale di centro-sinistra e la Proposta Repubblicana di centro-destra che è uno dei prodotti della scissione del Partito Giustizialista nel 2003 durante il suo passaggio dalla destra alla sinistra (dal 1947 al 1973 era stato di centro…). Ma l’uomo decisivo – il peso che determina dove penderà la bilancia – è Sergio Massa, ex capo di gabinetto della Presidente uscente Cristina Kirchner nel suo primo governo e che fa parte del peronismo e del centro-destra, allontanatosi dalla politica della Kirchner e quindi ritenuto più vicino a Macri nel secondo turno, anche debitamente al nome del partito – il Fronte Rinnovatore – che però fa parte del Partito Giustizialista. Il 21% di Massa è fondamentale per la vittoria di oggi, e in base alle indicazioni e alla linea politica può ribaltare il 37% a 34% che già è un risultato straordinario per Macri dopo 12 anni di kirchnerismo e i sondaggi che ne indicavano una ri-conferma al primo turno. Se davvero gli argentini vogliono cambiare, se vogliono rinnovare, Macri può vincere.

Sia Scioli sia Macri provengono da famiglie italiane del sud Italia, il primo è Governatore della Provincia di Buenos Aires al secondo mandato mentre il secondo è stato per due mandati consecutivi e negli stessi anni il Capo del Governo della Città di Buenos Aires. Proprio nella provincia di Buenos Aires, che conta il 38% dei votanti dell’interna Argentina, i kirchneristi hanno incredibilmente perso e questo è un segnale che indica che il kirchnerismo ha perso molto sostegno.

Se poi si va a dare un’occhiata online, spazio diventato ormai fondamentale per la comunicazione politica e dove la gente può informarsi quando vuole e in maniera quasi gratuita, si può notare che Scioli non ha nè un account Facebook nè Twitter e neppure un sito internet, mentre Macri ha un sito progettato bene per una campagna elettorale, con le informazioni essenziali, chiaro, semplice e diretto, e conta 1,8 milioni di followers su Twitter e 2,8 milioni su Facebook, dove sorprendono le centinaia di migliaia di “mi piace” che riceve ogni suo post. Calcolando che l’Argenitna ha 40,5 milioni di abitanti e facendo un paragone con le pagine di politici italiani, europei e internazionali, si può vedere come l’entusiasmo che Macri porta nelle piazze sia giornalmente ampliato e continuato dai molteplici messaggi in rete. Non c’è dubbio che Macri ha strutturato una campagna elettorale online e sui social nettamente migliore e che li padroneggia bene e con costanza, e nel 2015 questo è importante. Sono differenze che possono fare la differenza.

I giovani non vanno a votare perchè la proposta politica è poco seria e chiara

I giovani non vanno a votare perchè la proposta politica è poco seria e chiara
Vedere al Meeting di CL anche ex comunisti, gente vicina alla sinistra e renziani, al netto della curiosità di andare a vedere il Presidente del Consiglio, è la conferma che non ci sono più ideologie, non c’è più politica, non c’è più serietà, i partiti pur di prendere voti si rinnegano giorno dopo giorno, colgono solo ciò che fa comodo, parlano solo di ciò che conviene. La gente va a seguire Renzi per vedere uno show, non ascoltare un discorso intelligente bensì pieno di retorica e battutine, non perché mossa da identificazione nelle sue idee ma per salutarlo e sperare di ricevere un secondo di attenzione, non perché propone egli qualcosa di condivisibile ma perché è simpatico… Poi ci chiediamo perché c’è bassa affluenza e distaccamento dalla politica: perché non c’è politica, c’è solo lo spettacolo imbarazzante e ridicolo di qualche politico-attore che ha rovinato il dibattito politico rispetto alla prima Repubblica. Non che negli anni ’60 e ’70 tutto funzionasse bene, anzi, ma sicuramente il dibattito aveva un altro spessore, i discorsi erano interessanti, gli interventi erano seguiti con passione. Ora invece tutto è finalizzato a ottenere i titoli di giornali e tv, e allora vai di retorica, di promesse fantasiose aggirando i veri problemi, parlando di tutto tranne che di politica, puntando al consenso più che alle proposte.
Un esempio della degenerazione è il M5S, un partito che basa il suo programma politico nell’antipolitica, nel voler mandare a casa tutti per prendere così il potere; un partito che ha un segretario che nessuno conosce, neanche tanti iscritti al Movimento scommetto (mentre il vicesegretario è conosciuto per essere il nipote di Beppe Grillo…). Infatti tutto è gestito, a livello mediatico, da un comico, che è il megafono del partito e se ne guarda bene dal venire candidato per poter così mantenere il suo ruolo di indignato e “sollevatore di masse”. Così si predica la demagogia, si insultano le istituzioni bramando di entrarci, altro che aprirle come una scatoletta di tonno!
Tra tutta questa pochezza, ci sono giovani che devono decidere chi e cosa votare, ma molto spesso o non vanno alle urne o non sanno chi sono i candidati e cosa propongono. Per forza: 2 dei 3 grandi “politici” che stanno tenendo in piedi il dibattito politico sono un comico e un attore mancato, che a volte attaccano e altre volte copiano l’unico che ha delle proposte e che fa politica, Salvini. I due possono essere simpatici o dire delle cose che riscontrano consenso, ma un conto è giocare a spararla più grossa, un altro è pensare a delle soluzioni. L’affluenza aumenterà quando la proposta e il dibattito politici saranno più seri e credibili, ma anche più chiari; altrimenti gli elettori perderanno la bussola e quando saranno delusi anche del voto di protesta dato a Grillo staranno definitivamente a casa e sarà difficile recuperare la credibilità. Un primo rischio è l’inizio del 2017, quando (chi si ricorderà) si accorgerà che Renzi non avrà cancellato IMU e TASI, ma solo cambiato il loro nome o aumentato altre tasse.
Alle elezioni di Aosta boom della Lega Nord, a 3 punti % dal PD

Le elezioni comunali di Aosta hanno dato un chiaro segnale al PD: la Lega Nord ha quintuplicato i voti ed è arrivata a 500 voti dal PD (il 3% in meno). Inoltre, con la coalizione assieme alla lista civica Aosta nel Cuore che vedeva la partecipazione di tanti giovani pieni di entusiasmo e speranze, si è attestata come terza forza dopo la coalizione minestrone assolutamente incoerente formata dall’UV assieme al centralista e anti-autonomista PD e appena dopo (2% in meno) al partito regionale ALPE, in forte calo. È un grande risultato, soprattutto se si considera che la Lega in Valle d’Aosta faceva sempre fatica ad affermarsi in quanto ci sono ben 4 partiti locali molto radicati e che si professano autonomisti. Questa volta però i valdostani hanno iniziato a votare per gli ideali e non per convenienza, dando fiducia a chi non cerca solo potere a tutti i costi, ma rimane coerente e propositivo in base a quella che è la realtà e non la possibilità di prendere qualche poltrona in più. E questo è solo l’inizio, perché gli scandali che hanno colpito gli altri gruppi in Regione e i tagli imposti da quello stesso PD con cui l’UV adesso si allea, rendono chiaro chi fa politica per cercare di migliorare la situazione e per il territorio e chi invece solo per tornaconto personale.

Siamo dunque all’inizio di un cammino che si propone di portare la buona politica e la libertà, la vera autonomia e, perché no, l’indipendenza in Valle d’Aosta. Abbiamo iniziato a lavorare con tanti semplici cittadini che non avevano mai svolto incarichi politici pubblici e i risultati sono stati sorprendenti, tanto che la coalizione che ha vinto ha ottenuto la percentuale più bassa degli ultimi 20 anni, ovvero delle ultime 5 elezioni comunali di Aosta.

Ora vogliamo andare avanti, rafforzarci sempre di più, far capire quali sono le nostre proposte, stare in piazza per la gente e ascoltarla per capire quali sono i problemi e recepire le richieste. Non solo, stiamo anche lavorando per un grande progetto con i giovani del partito, grazie al lavoro di alcuni ragazzi e ragazze eccezionali che ho avuto il piacere di conoscere in questa campagna elettorale.

Ma intanto continuo a lavorare nel biellese e a Biella: sabato dalle 19 alle 23 il Movimento Giovani Padani di Biella organizza una raccolta firme in piazza S. Giovanni Bosco a Biella per proporre la cancellazione della legge Merlin e riaprire così le case chiuse, tassare e legalizzare la prostituzione e prevedere dei controlli sanitari, di modo da toglierle dalle strade e dal racket e farle pagare la tasse e allo stesso tempo rendere tutto più sicuro per tutti. Sarà l’occasione anche per sottolineare la nostra preoccupazione per gli ultimi fatti di violenza nel quartiere Riva e chiedere, ancora una volta, più sorveglianza nella zona.