La svendita del M5S all’UE

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Venerdì il Parlamento europeo ha posto fine al blocco che aveva imposto per la prima metà della legislatura al Movimento 5 Stelle: l’eurodeputata Laura Ferrara è stata eletta vicepresidente della commissione Giustizia del parlamento europeo. Niente di male, soprattutto in vista ed in conseguenza delle giravolte grilline sull’Europa, passando dall’essere anti-UE ed anti-euro a bramare un’alleanza con i più europeisti di tutti: gli eurofanatici dell’ALDE. La stranezza è che, guarda caso, il giorno prima l’Europarlamento ha revocato l’immunità a Marine Le Pen proprio grazie alla mozione della Ferrara.

Se l’eurodeputata fosse di una altro partito, sarebbe sufficiente per far gridare al complotto Grillo dal suo blog. Invece questa volta la tirata di orecchie arriva dal mio.

Infatti, a inizio legislatura gli altri eurodeputati avevano negato ai colleghi del M5S non solo la possibilità di essere eletti come vicepresidenti dell’Aula, ma anche come presidenti o vice nelle commissioni parlamentari e addirittura fu impedito loro di ottenere anche la guida di una semplice delegazione. Ma si vede che il corteggiamento ai paladini dell’euro e dell’UE e la mossa per cercare di mettere un bastone tra le ruote alla cavalcata della Le Pen in Francia hanno fatto cambiare idea sul loro conto. Almeno se l’elezione o la mozione contro Marine fossero avvenute ad una distanza un pochino maggiore, ci sarebbero stati meno dubbi in merito ad una vera e propria svendita di ideali in cambio di poltrone, della quale peraltro nessun giornalista o analista sembra essersene accorto.

La commissione Giustizia ha, guarda caso, anche il delicato compito di esaminare le richieste di immunità parlamentare presentate dai deputati”, ha ammesso proprio la Ferrara, dimostrando tutto l’acume dei 5 Stelle.

@AlessioErcoli

Due Vaffa e due misure

Fino a qualche settimana fa pensavo che i grillini non avessero una politica da perseguire, ma mi sbagliavo. Di recente ho scoperto che una politica ce l’hanno, quella del “due Vaffa e due misure”.
La storia ormai la sanno tutti: la consigliera comunale nonchè ex candidata sindaco di Biella, Antonella Buscaglia, se la prende con quelli che tirano un sospiro di sollievo per la fine del pericolo posto in essere dal terrorista Anis Amri e, mentre il poliziotto che ha rischiato la vita per salvare quella di altre potenziali vittime del jihadista armato a Sesto San Giovanni viene ricoverato in ospedale a causa del conflitto a fuoco, da Biella la Buscaglia scrive un post (quello nell’immagine sopra) nel quale definisce le persone felici per l’epilogo di quei giorni terribili e per la salvezza dell’agente dei “falsi”. Ma non si ferma qui. Dichiara che il poliziotto ha fatto “SOLTANTO” (scritto proprio in stampatello) il suo dovere, come se ogni poliziotto sia diventato tale per vocazione di uccidere e se non ammazzi un terrorista ma fai solo “multe e dirigi il traffico” allora non svolgi bene il tuo dovere di poliziotto.

Ma la ciliegina dell’incoerenza arriva alla fine, quando esprime a tutti i lettori del social un “mavaffanculovà”. Ora, l’incoerenza diventa perfetta coerenza, quasi linea politica, se si pensa che è un esponente del M5S e deve seguire gli insegnamenti del leader/megafono del Movimento, che ha fatto la fortuna politica con gli insulti e appunto con i Vaffa, arrivando perfino ad istituire il “Vaffa day”! Ma per i 5 Stelle gli insulti vanno bene solo se sono rivolti ad esponenti di altri partiti e quindi corrotti e marci, mentre loro essendo puri e casti non si possono toccare, neanche usando il mezzo preferito del M5S, che l’ha aiutato e non poco nella scalata a quel potere che dicono di voler combattere… fino a quando non lo raggiungono. Ma come? Ora la Buscaglia querela 795 persone perchè hanno fatto esattamente quello che i grillini fanno quotidianamente, ovvero lanciare insulti sulla rete e sui social? Suvvia, un po’ di intelligenza: se non si è capaci di affrontare un dibattito politico senza ripararsi per le vie legali (altra stranezza tutta 5 Stelle) perlomeno si pensi che tutti quelli che, leggendo il suo post, si sono sentiti racchiusi nella categoria che lei definisce dei “falsi”, potrebbero querelarla. Sia per diffamazione sia per l’insulto del “mavaffanculovà” che però se è a 5 Stelle va bene.

Se quando la tua politica, sopportata dagli avversari, ti viene usata contro e la reazione è querelare tutti, allora è meglio non fare più politica.

@AlessioErcoli

Quello di Roma è il vero M5S

Quando sei un partito ma vuoi chiamarti Movimento (o MoVimento) e non essere associato agli altri seppure partecipi ugualmente alle elezioni e alla vita politica, ignorando il significato costituzionale della parola e quindi di fare parte di quella categoria, che non è un qualcosa per forza negativo o losco; quando, per accentuare la tua diversità dal resto che reputi marciume, appelli i tuoi esponenti “cittadino-portavoce” al posto del nome della carica, forse per metterti al riparo dall’autogol della frase che aveva preceduto la campagna elettorale “i politici sono dei ladri corrotti, tutti a casa!” e che ora vede i tuoi negli stessi panni degli altri; quando non hai uno statuto ma due regolamenti, dei quali uno di un “MoVimento” e l’altro di un altro “Movimento” che però è composto solo da 4 persone fino al 2015 e prima di essere considerato nullo veniva usato per espellere i tesserati dell’altro, ovvero quello che si presentava alle elezioni; quando basi tutto sulla democrazia diretta ma poi le decisioni si prendono su un blog gestito da una sola persona, che non appare mai e decide ogni cosa da dietro un pc, avvolta da un’aurea misteriosa, che è l’unico ad avere le chiavi di accesso ai codici del blog stesso e le quali votazioni avvengono solo tra i tesserati e per di più in orario lavorativo, spesso inoltre con accuse di vario tipo e contestazioni; quando basi tutto sulla trasparenza e l’onestà ma poi le statistiche dicono che hai più problemi del PD e quando arrivi a governare città medie ti sgretoli, città grandi implodi; quando la frequenza delle dirette streaming è inversamente proporzionata all’importanza di prendere decisioni in situazioni problematiche all’interno; quando il tuo esponente di spicco che vuole fare il Presidente del Consiglio dichiara di aver letto male un’email e non averla capita; quando una delle 5 Stelle è relativa ad un simbolo che è anche quello del tuo possibile fallimento come maggiore forza di opposizione e perlomeno di quella credibile: l’ambiente (del quale Muraro è assessore)… beh quando sei tutto questo non sei una barzelletta e neanche una forza politica seria, ma un misto tra le due cose. Come Grillo: un misto tra comicità e parvenza di politica. Ma la politica, quella vera, è “sangue e merda” come disse Rino Formica, mentre il M5S la merda la spara solo contro gli altri e il sangue lo fa venire freddo a chi legge certe loro dichiarazioni. Il problema è che il M5S sta facendo passare il messaggio che la politica sia tutto uno schifo, propagandando con demagogia di essere il migliore, e una folta schiera di cittadini esasperati si aggrappano a questa speranza e arrivano a credere ad ogni dichiarazione del megafono Grillo, del blog e dei parlamentari – ops, dei “cittadini-portavoce” – prendendone le difese nei momenti difficili dando la colpa agli altri, al sistema e a fantomatici complotti. Bisogna vedere, ed è interessante, fino a quando i fedelissimi resteranno tali, fino a quando daranno fiducia al partito che ha dimostrato di essere il più incoerente di tutti e per certi versi uguale agli altri, con le stesse debolezze (forse in alcuni casi e in parecchi ambiti maggiori) e gli stessi problemi, che di per se non lo rendono peggiore degli altri, ma è esso stesso che si pone in condizione di esserlo, perchè doveva essere il cambiamento, composto solo da gente onesta, super trasparente e con un codice disciplinario che però è valso solo quando e con chi ha fatto comodo.
Le conseguenze di avere rappresentanti totalmente impreparati e che non sanno dove si trovi Montecitorio e studiano la costituzione sui cd ora emergono. Ma esiste uno zoccolo duro che non si cura di ciò e neanche di altre questioni sollevate dai giornali. Alcuni neppure delle bugie e dai diversi trattamenti e modi di agire che emergono in queste ore, dando la colpa ai giornalisti e ai partiti (come loro). Insomma, la dottrina M5S funziona, e allora se si perde è un complotto e se si vince è allo stesso modo un complotto, se governano bene è merito loro e se governano male di chi c’era prima, se un esponente di un qualsiasi partito o che ricopra qualsiasi posizione è indagato deve dimettersi ma se indagano uno della loro giunta diventano garantisti.

Di Maio dice, ancora il 6 settembre, di non saperne niete (e non di aver letto male l’email), la Raggi di non avere informato Grillo e Di Maio (bell’esempio di trasparenza!) il quale però era stato informato da Paola Taverna (informata a sua volta dalla Raggi, che quando dice di aver informato i vertici si riferisce al direttorio romano). Addirittura Di Maio chiede se qualcuno era stato preallertato (certo, lui!), e alla domanda di Grillo se il direttorio ne sapesse qualcosa, rispondono di no, peccato che nel direttorio nazionale ci sia proprio di Maio! E se molti della base iniziano a manifestare i primi segnali di ribellione e a sollevare critiche, altri affilano le armi e si schierano con i vertici.

Ma vediamo cosa diceva l’email che Di Maio dice di non aver capito: «si parla di un’imminente notifica di un avviso di garanzia all’assessore per un’ipotesi di reato consistente in violazioni procedurali di verifica e di controllo prescritte dal Testo Unico dell’Ambiente. L’assessore in ogni caso è già indagata secondo quanto risulta dalla visura ex articolo 335». Assessore: quindi non avrebbe potuto confonderla con il numero uno di Ama, Daniele Fortini.

Criticare è la cosa più facile in politica, ma poi se si vuole ambire a forza di governo bisogna avere un programma, un progetto, una vision, gente preparata e competente, e scendere a patti, dialogare, collaborare. Il M5S non ha e non vuole nulla di questo. Forse perchè sta benissimo all’opposizione ed è consapevole, da ora ancora di più, che la sua politica del contro-tutti e contro-tutto senza proporre alternative attuabili e strutturate gli fa fare il pieno di voti, che rischia però di perdere qualche mese dopo essere messo alla prova. Sicuramente rischia di perdere credibilità e legittimità di forza alternativa. Sono finiti in un tornado creato da loro stessi, intrappolati nelle critiche e nelle denunce ingigantite in questi ultimi anni rivolte a quelli che stavano negli stessi palazzi dove ora si trovano loro. Sono responsabili dell’anti-politica e della sfiducia verso i partiti e i politici, che da loro cavallo di battaglia è diventato un cavallo di Troia.

Il vero M5S è quello che vediamo in questi giorni a Roma, e come ha detto Antonio Polito su Il Corriere del 7 settembre, spiace che molti cittadini ne rimarranno delusi. O ne siano già rimasti delusi. Io no, aspettavo solo quando accadesse, perchè viste le condizioni sopra citate era imprevedibile. Ci hanno messo meno di quello che credessi, ma mi hanno stupito solo una volta: a Torino. Lì, a quanto pare, non è il vero M5S.

Le due grilline al ballottaggio

Le due grilline al ballottaggio

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Chiara e Virginia. Sono le due candidate a 5 Stelle che domenica andranno al ballottaggio rispettivamente a Torino e a Roma. La prima ha una figlia appena nata, la seconda un figlio di 7 anni; Chiara ha studiato al liceo scientifico e poi economia, Virginia al liceo classico e poi giurisprudenza; entrambe sono sposate; ma Chiara ha 6 anni in meno di Virginia; entrambe hanno anche avuto un’esperienza come consigliere comunale, ma quando la Appendino è stata eletta nel 2011, la Raggi si era appena avvicinata al M5S (grazie al marito) e dovette aspettare 2 anni per entrare in Campidoglio. Se la Raggi ha un retroterra di sinistra, la Appendino – anche a causa dei suoi 31 anni appena – appare più lontana da questi accostamenti e dalla vicinanza, o meno, con Berlusconi.
Ma se nella capitale, per buona pace di Orfini, lo scenario profilatosi era praticamente scontato, nell’ex capitale era ancora aperta la possibilità – seppur sorretta da poche speranze – di una vittoria al primo turno dell’esperto e astuto Fassino. Tuttavia, avrei scommesso sicuramente sul M5S come sfidante del PD al ballottaggio anche a Torino, perché considero la Appendino il migliore esponente dei pentastellati. Migliore anche di Di Maio e del duo formato da Di Battista e Fico col quale ha chiuso la campagna elettorale. La reputo più vera e più convincente, di migliore presenza e impatto e non per il fatto di essere anche carina.
Sostanzialmente il mio pensiero di comparazione tra le due candidate è il seguente: se parla la Appendino prende voti, se parla la Raggi perde voti.
Sono arrivato a questa conclusione dopo aver ascoltato (devo ammetterlo, poche battute, ma va detto che hanno parlato poco) la Raggi sul palco di Roma e la Appendino in una trasmissione TV e sulla sua pagina Facebook. La prima era più impacciata, risultava tesa, quasi si impappinava, la voce tremava e pareva non sapesse cosa dire. Mentre la seconda era nettamente più decisa, sicura di sé e tagliente, presentava bene i punti e in modo chiaro, coinvolgendo l’ascoltatore e prendendosi anche una certa simpatia e gradevolezza.
Il punto è che a Roma il M5S avrebbe comunque fatto un exploit, dopo le ultime due disastrose amministrazioni: sono Giachetti ed il PD che hanno fatto un miracolo, non i 5 Stelle. A Torino, invece, il risultato della Appendino è sorprendente e ha sorpreso pure lo stesso Fassino, visibilmente preoccupato e sicuramente scocciato di dover aspettare il ballottaggio per vincere. I voti che il M5S ha preso a Roma sono voti dati al partito per una questione di impossibilità di votare altro, i voti presi dal M5S a Torino invece sono anche voti presi dalla Appendino. Inoltre, i dati di dicono che nelle città dove si fa politica e si amministra con la politica e non con i disastri, il M5S è fermo attorno al 10% o appena sopra, come a Milano e Bologna, mentre a Torino è al 30%, e non sono successi gli scandali di Roma, dove ha appena il 5% in più.
Vorrei sbagliarmi, ma al secondo turno a Torino vincerà il PD, perché l’elettorato del M5S pesca nell’astensione, nei delusi e negli arrabbiati, e queste categorie di persone difficilmente vanno al voto una seconda volta, perché sono già stanche e demotivate. La sinistra, invece, ha un elettorato che va a votare sempre, cosa che gli permette di riportare tutti alle urne 14 giorni dopo. Diverso è il discorso per Roma, dove tuttavia i 10,3 punti percentuali di vantaggio della Raggi potrebbero non essere sufficienti. Infatti, a tutti quelli che danno già per certa la sua elezione – visto il distacco – ricordo che in Austria Hofer aveva ben 14,8 punti di vantaggio su Van der Bellen, eppure al secondo turno ha perso. Va bene, in Austria si sono coalizzati tutti contro di lui, mentre a Roma alcuni partiti sperano che vinca il M5S, ma là al ballotaggio sono andati a votare più elettori che al primo turno. E sicuramente hanno votato a sinistra, consegnando la vittoria al verde.
Domani più persone andranno a votare e più aumenterà la possibilità per almeno una di queste due giovani candidate di diventare sindaco. Altrimenti avranno comunque fatto un risultato eccezionale, mettendo in forte difficoltà in PD e in imbarazzo Renzi. Ma più la Appendino.

Grillini succubi della rete: dipendenza o convenienza?

Grillini succubi della rete: dipendenza o convenienza?

Ddl Anticorruzione, i senatori del M5S prima votano a favore ma poi alla Camera, a seguito dei risultati del sondaggio sul blog di Beppe Grillo, i parlamentari decidono di non sostenerlo più nella votazione del primo aprile. Non è un pesce, purtroppo, ma quello che è accaduto veramente.

Il punto su cui mi voglio concentrare è il seguente: un parlamentare è il rappresentante del popolo, e in particolare rappresenta i cittadini che l’hanno votato. E allora perchè i parlamentari cinquestelle, eletti con quasi 8,8 milioni di voti, devono far scegliere a pochi iscritti cosa decidere di fare ogni volta che c’è da prendere una decisione importante? Perchè, come in questi caso, non si prendono la responsabilità (come dovrebbero fare) di compiere una scelta ma la affidano a poco più di 27 mila sostenitori? Qualcosa non va, dal momento che loro devono rappresentare 8 milioni e 800 mila cittadini e lasciano invece scegliere la linea politica a meno di 30 mila di essi. E gli altri 8 milioni e 770 mila? Magari nel momento della votazione online avevano altro da fare, lavoravano o erano in università a studiare, oppure altri non lo sapevano o ancora non potevano collegarsi in rete. Ma in ogni caso, avevano diritto anche loro ad essere rappresentati dai rappresentanti che avevano scelto nel febbraio 2013. La loro scelta l’hanno fatta, ora sta ai parlamentari lavorare e prendere le decisioni, non si può far decidere ad una misera parte di elettorato temi che il partito dovrebbe avere chiari, dal momento che ha presentato un programma.

La democrazia diretta che vorrebbero i pentastellati non si può fare, a meno che ai loro sondaggi non partecipino TUTTI gli elettori del M5S. Ma la cosa, diciamolo chiaramente, è impossibile. Non potrà mai avverarsi con numeri così alti, non siamo più nell’antica Grecia. Questo i parlamentari grillini lo sanno. Allora perchè continuano a demandare le decisioni alla rete? Subito credevo che fosse una causa della loro assoluta inesperienza, ma ora, a distanza di due anni, rimangono due possibilità: o ormai sono succubi della rete e hanno perso la loro indipendenza decisionale, per cui devono accontentare un elettorato che vede questi sondaggi come l’unico esempio di una “vera democrazia” e come una partecipazione attiva dei cittadini, oppure questa modalità è per loro conveniente perchè non solo fanno credere che scelga la base (una base molto piccola rispetto al totale dei simpatizzanti), ma allo stesso tempo rimandano le responsabilità alla base stessa e soprattutto cercano di fare in modo di prendere la decisione che faccia meno male al partito e che quindi abbia un consenso maggiore. Peccato che in Parlamento si dovrebbe guardare al bene di tutti, non solo di un qualche migliaio di attivisti su internet che riesce a partecipare immancabilmente ad ogni votazione online.

I parlamentari del M5S devono decidere se continuare a non avere una linea politica nè un progetto solido su cui basarsi, affidandosi sempre alla sicurezza della rete per non creare malumori interni ed esterni, oppure se prendere delle decisioni che una volta non piaceranno a una parte dell’elettorato e una volta non piaceranno ad un’altra parte, ma almeno saranno coerenti e dimostreranno di fare il loro lavoro e di saper prendere decisioni. Altrimenti ai seggi mettano dei computer ai quali inviano i risultati dei sondaggi e i parlamentari-cittadini, visto che fino a due anni fa odiavano la politica e il Parlamento, tornino a lavorare. Almeno avranno qualche decisione in più da prendere. Autonomamente.