Sono contento di vedere che la votazione del ddl “La Buona Scuola” ha creato un certo dibattito e coinvolgimento di alcuni studenti biellesi, forse perché tale riforma li interessa molto da vicino e riguarda il mondo scolastico di cui fanno parte, che li forma e li proietta verso l’università o la (sempre più difficile) ricerca di un lavoro. Sono rimasto colpito positivamente anche dal lavoro svolto dalla Consulta Provinciale degli Studenti di Biella, che è riuscita ad includere alcune proposte degli studenti tra gli emendamenti al ddl. Questo è per me il punto di partenza per una riforma della scuola che sia davvero “Buona”: ascoltare gli studenti, i protagonisti principali della scuola, quelli che la vivono ogni giorno e che trascorrono le giornate sui banchi per imparare e ricevere o offrire l’istruzione. Renzi dice di aver ascoltato le categorie del mondo scolastico, dagli insegnanti agli studenti, ma a vedere dalle proteste credo che non abbia soddisfatto le loro richieste e sicuramente non ha mantenuto le promesse. La Lega Nord ha votato contro questa riforma poiché nonostante le molte modifiche apportate al testo iniziale non si sono date le risposte necessarie e i provvedimenti non bastano, anzi spesso mancano o non sono stati poi inseriti nel testo votato alla Camera. Con questo non significa che la riforma non abbia aspetti e novità positive, ma si sarebbe potuto fare molto di più, soprattutto per le assunzioni dove prima sono stati fatti annunci che hanno prodotto delle aspettative poi disattese.

Ritengo che sia quindi giusto che docenti e sindacati protestino per rimarcare le loro posizioni e far sentire la loro voce, ma ritengo altrettanto ingiusto sfruttare i test Invalsi per estendere la protesta all’interno delle aule, dove si dovrebbe unicamente insegnare e dove gli studenti hanno il diritto svolgere in assoluta libertà i test previsti. La protesta rimanga al di fuori dalle aule, sia esercitata nelle istituzioni e nelle piazze, ma non si mettano in mezzo giovani studenti intenti dimostrare la loro preparazione o in procinto di svolgere l’esame di maturità. Se è vero che sono state formulate richieste finalizzate a boicottare i test Invalsi, tra l’altro contro la volontà degli studenti, ritengo che non si sia sfruttata correttamente un’occasione che, secondo me, poteva servire invece per dimostrare al Ministero che gli studenti italiani non sono, come spesso si dice, meno preparati rispetto a quelli di altri Stati, e che si meritano di più.