Le #PrimariePD2017 sono state un flop

Mancando ancora, dopo ben 24 ore, i risultati ufficiali, si può fare tuttavia un’analisi con le primarie PD precedenti basandosi sui risultati ufficiosi, che non dovrebbero comunque discostarsi di molto da quelli definitivi quando arriveranno.

Massimo Franco scrive sul CorSera sulle Primarie del PD: “La partecipazione è stata superiore alle previsioni”. O si sono tenuti molto bassi, o avevano una paura micidiale…

Dopo 16 ore di silenzio, si scopre infatti che il PD ha perso 966.223 votanti e Renzi 611.943 voti rispetto al 2013, passando da 1.895.332 a 1.283.389 voti che se sono superiori al milione prefissato, sono comunque il peggior risultato per un segretario nei 10 anni di storia delle primarie PD. A Renzi interesserà, e forse rivendicherà, di essere il segretario PD eletto con la maggior percentuale, ma dall’altra parte è stato anche il segretario eletto con meno voti, che si conformano sempre di più al dato dell’affluenza, a sostegno delle critiche di un partito personale mosse nei suoi confronti.

Voti a Renzi alle primarie PD

Nel 2007 Veltroni era stato eletto segretario con 2.694.721 voti; nel 2009 Bersani ne prese molti meno, ovvero 1.623.239; Renzi nel 2013 torno a far segnare numeri alti con i suoi 1.895.332 voti ma diventati appena 1.283.389 nel 2017, soltanto 4 anni e 1024 giorni di governo dopo.

Voti al segretario Pd eletto alle primarie

L’esperienza di governo, tra l’altro il quarto esecutivo più longevo della storia della Repubblica, ridimensiona ulteriormente la scarsa performance di Renzi, perchè se nel 2013 i voti sono stati comunque tanti rispetto a quelli di Bersani di 4 anni prima e nonostante il calo dell’affluenza, questa volta al sostanziale calo di voti per Renzi (unico segretario riconfermato e, in verità, unico a ricandidarsi alla segreteria PD) segue un ancora più importante calo di votanti che per la prima volta fa scendere l’affluenza sotto quota 2 milioni. Il calo, infatti, è sicuramente dovuto in buona parte alla delusione dell’attività politica di Renzi, che se nel 2013 ha fatto il pieno trascinato dalla fiducia, dai media e da una gestione sottotono di Letta (con segretario Epifani) dopo il fallimento di Bersani, ora subisce il peso dei quasi 3 anni come Presidente del Consiglio, sotto quei riflettori ora non più così benevoli, davanti al popolo che dopo le promesse si aspetta(va) una diversità, un’innovazione e una concretezza mai arrivate davvero. Un segnale, quindi, esattamente opposto.

Affluenza alle primarie del PD

Il confronto tra calo dell’affluenza e calo dei voti a Renzi rende bene l’idea della fondatezza delle preoccupazioni di alcuni esponenti del PD circa una personalizzazione del partito, che si manifesta al momento delle primarie, dove sembra che vadano a votare sempre di più i renziani mentre al quasi milione di voti perso nell’affluenza non fa un contro-bilanciamento neanche timido il voto verso una delle due alternative, anzi, come si vede nel grafico sottostante, i voti di Renzi si avvicinano sempre di più ai voti totali.

Confronto affluenza - voti a Renzi

Se questo sia sintomo di una forte leadership di Renzi o di una deriva personalistica (anche causata dalla mancanza di alternative forti) ce lo diranno il tempo e ce lo potranno dire al massimo esponenti del partito, ma i dati parlano chiaro e, previsioni (volutamente?!) pessimiste a parte, confermano che queste primarie sono state un duro flop sia per Renzi sia, soprattutto, per il Partito Democratico.

Le due grilline al ballottaggio

Le due grilline al ballottaggio

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Chiara e Virginia. Sono le due candidate a 5 Stelle che domenica andranno al ballottaggio rispettivamente a Torino e a Roma. La prima ha una figlia appena nata, la seconda un figlio di 7 anni; Chiara ha studiato al liceo scientifico e poi economia, Virginia al liceo classico e poi giurisprudenza; entrambe sono sposate; ma Chiara ha 6 anni in meno di Virginia; entrambe hanno anche avuto un’esperienza come consigliere comunale, ma quando la Appendino è stata eletta nel 2011, la Raggi si era appena avvicinata al M5S (grazie al marito) e dovette aspettare 2 anni per entrare in Campidoglio. Se la Raggi ha un retroterra di sinistra, la Appendino – anche a causa dei suoi 31 anni appena – appare più lontana da questi accostamenti e dalla vicinanza, o meno, con Berlusconi.
Ma se nella capitale, per buona pace di Orfini, lo scenario profilatosi era praticamente scontato, nell’ex capitale era ancora aperta la possibilità – seppur sorretta da poche speranze – di una vittoria al primo turno dell’esperto e astuto Fassino. Tuttavia, avrei scommesso sicuramente sul M5S come sfidante del PD al ballottaggio anche a Torino, perché considero la Appendino il migliore esponente dei pentastellati. Migliore anche di Di Maio e del duo formato da Di Battista e Fico col quale ha chiuso la campagna elettorale. La reputo più vera e più convincente, di migliore presenza e impatto e non per il fatto di essere anche carina.
Sostanzialmente il mio pensiero di comparazione tra le due candidate è il seguente: se parla la Appendino prende voti, se parla la Raggi perde voti.
Sono arrivato a questa conclusione dopo aver ascoltato (devo ammetterlo, poche battute, ma va detto che hanno parlato poco) la Raggi sul palco di Roma e la Appendino in una trasmissione TV e sulla sua pagina Facebook. La prima era più impacciata, risultava tesa, quasi si impappinava, la voce tremava e pareva non sapesse cosa dire. Mentre la seconda era nettamente più decisa, sicura di sé e tagliente, presentava bene i punti e in modo chiaro, coinvolgendo l’ascoltatore e prendendosi anche una certa simpatia e gradevolezza.
Il punto è che a Roma il M5S avrebbe comunque fatto un exploit, dopo le ultime due disastrose amministrazioni: sono Giachetti ed il PD che hanno fatto un miracolo, non i 5 Stelle. A Torino, invece, il risultato della Appendino è sorprendente e ha sorpreso pure lo stesso Fassino, visibilmente preoccupato e sicuramente scocciato di dover aspettare il ballottaggio per vincere. I voti che il M5S ha preso a Roma sono voti dati al partito per una questione di impossibilità di votare altro, i voti presi dal M5S a Torino invece sono anche voti presi dalla Appendino. Inoltre, i dati di dicono che nelle città dove si fa politica e si amministra con la politica e non con i disastri, il M5S è fermo attorno al 10% o appena sopra, come a Milano e Bologna, mentre a Torino è al 30%, e non sono successi gli scandali di Roma, dove ha appena il 5% in più.
Vorrei sbagliarmi, ma al secondo turno a Torino vincerà il PD, perché l’elettorato del M5S pesca nell’astensione, nei delusi e negli arrabbiati, e queste categorie di persone difficilmente vanno al voto una seconda volta, perché sono già stanche e demotivate. La sinistra, invece, ha un elettorato che va a votare sempre, cosa che gli permette di riportare tutti alle urne 14 giorni dopo. Diverso è il discorso per Roma, dove tuttavia i 10,3 punti percentuali di vantaggio della Raggi potrebbero non essere sufficienti. Infatti, a tutti quelli che danno già per certa la sua elezione – visto il distacco – ricordo che in Austria Hofer aveva ben 14,8 punti di vantaggio su Van der Bellen, eppure al secondo turno ha perso. Va bene, in Austria si sono coalizzati tutti contro di lui, mentre a Roma alcuni partiti sperano che vinca il M5S, ma là al ballotaggio sono andati a votare più elettori che al primo turno. E sicuramente hanno votato a sinistra, consegnando la vittoria al verde.
Domani più persone andranno a votare e più aumenterà la possibilità per almeno una di queste due giovani candidate di diventare sindaco. Altrimenti avranno comunque fatto un risultato eccezionale, mettendo in forte difficoltà in PD e in imbarazzo Renzi. Ma più la Appendino.